La guerra del Vietnam in cucina
E' andata così: sono andata al mercatino degli agricoltori del venerdì mattina
Un'invitante vaschetta con quei maledetti peperoncini rossi, rotondi, da fare ripieni, non mi toglie gli occhi di dosso
Li compro, la signora mi dà la ricetta per farli nel vasetto sott'olio
Tutto sommato, fattibile
Vado a casa seguo le istruzioni alla lettera. Taglio il cappuccio ai peperoncini, li scavo per benino, in modo che non resti nemmeno un semino. Finita la prima operazione passo alla seconda, una bella passata sotto l'acqua per togliere gli ultimi residui.


Finita? Siamo solo agli inizi. Passati dieci minuti, e non sento più le mani: il peperoncino. A Rimini si festeggia la notte rosa, e io ho le mani quasi viola. Decisamente glam. Un'ora di tormento, il peggio è passato, di tanto in tanto il peroncino si fa sentire, sopporto vado avanti e mi tuffo nella notte rosa. (Foto Riccardo Gallini)
Il giorno dopo apro il coperto, la guerra è in agguato. Lavo i peperoncini, ma guardandomi bene dal toccarli, poi li metto su un piano in legno a testa in giù e li lascio asciugare. Passate un paio d'ore parte l'operazione vasetto in vetro. Confido che il napalm sia arrivato alla fine. Riempio i peperoncini con tonno, capperi e acciughe, li metto uno per uno nei vasetti, guarnisco con basilico, origano fresco e olio. Chiudo il tappo li metto a bollire in una pentola e quanto fanno il classico rumore dell'aria che esce spengo il fornello.
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